PASQUA 2006: I Cantori di Assisi in concerto |
Degno della migliore tradizione dei Cantori di Assisi quest' ultimo concerto della Settimana Santa. Segno inequivocabile dell' ottima salute della compagine.
In S. Chiara, ad Assisi, hanno offerto un repertorio che, valicando tempo e spazio, ha ripercorso, nell'espressione di noti ed ignoti compositori, gli ultimi tre giorni di Cristo includendo un degno omaggio al Maestro Lorenzo Perosi nel cinquantenario della morte ed un altro a Fra Jacopone da Todi nel settecentenario della sua.
E' stato apprezzato un coro che, una sola voce, ha docilmente seguito il deciso, preciso ed incisivo gesto di P. Maurizio Verde. Un dialogo costante tra lui, coristi e solisti, tra solisti e coro, in un insieme fluido ed estremamente coinvolgente. Pur trattandosi di un repertorio non facilmente fruibile dai non conoscitori di questi generi musicali ha, sicuramente, trovato nel pubblico degli ottimi estimatori poiché l'apprezzamento sentito e platealmente dimostrato è giunto, più e più volte, dalla navata occupata al completo.
In apertura, “ La Cena del Signore” del Perosi , da “La passione di Cristo secondo Matteo”. Il Cristo, nella voce del baritono Giulio Boschetti, emergeva, gigante, nel sommesso recitativo del coro- voce narrante-, con forte ed emozionante potere evocativo.
Molto dolente, la seconda parte in cui diverse composizioni hanno rievocato il dolore di Maria con testi ispirati al pianto della Vergine di Jacopone. In alcuni momenti, nonostante la numerosità dei coristi, è divenuta quasi un sussurro e il coro ha, una volta ancora, dimostrato la sua abilità come nel corale di J.S Bach, “O Haupt voll blut und wunden”, accompagnato all'organo dal Maestro Angelo Rosati. Nota di rilievo una originalissima esecuzione, sicuramente molto nuova anche per fedelissimi del coro: secondo un' antica tradizione mezzosoprano, Simonetta Pelacchi e falsettista, Alessandro Brustenghi, hanno offerto un superba interpretazione di “Ognun m'intenda” , discanto del XV secolo di autore non noto.
La chiusura con un trionfale e squillante Halleluja di Händel.
Scroscianti e prolungati applausi e commenti a caldo hanno ancora una volta confermato la grande professionalità di questo coro di “dilettanti impegnati”, come amava definirlo il suo fondatore, Padre Evangelista Nicolini, che, non dimentico delle sue tradizioni e dei di lui insegnamenti, continua regalare emozioni vere e profonde.
Assisi, aprile 2006
Maria Francesca Tanda
|
Assisi:
Messa e Concerto dei Cantori di Assisi
I Cantori festeggiano S. Cecilia e compleanno.
|
|
Quarantadue anni splendidamente portati: così i Cantori
si sono presentati al folto pubblico nella Basilica Inferiore
di S. Francesco.
Hanno festeggiato entrambe le ricorrenze sia con la partecipazione
alla S. Messa presieduta da S. E. Monsignor Goretti che non
ha lesinato loro parole di ringraziamento e di apprezzamento,
sia con un breve concerto.
Nella prima parte e nella successiva, brani scelti tra le opere
di grandi compositori, tra questi Palestrina, Bach, Perosi senza
nulla togliere ad un altro grande, vivente, il M° D. Bartolucci.
Di particolare pregio e punta di diamante del repertorio due
sublimi mottetti dell'ineguagliabile Pierluigi eseguiti con
rara perizia: prodotto di studio ed impegno continui ed intensi
che il pubblico ha ben compreso e largamente apprezzato.
In questa occasione i Cantori, con le parole del loro Presidente
dott. Mariano Borgognoni, fatto proprio l'invito del S. Padre,
hanno lanciato un appello agli animi sensibili perché
lo accolgano e si uniscano alla giornata di preghiera e digiuno,
fissata per il 14 Dicembre p. v. Assicurano, inoltre, la propria
partecipazione con un concerto in quella data, durante il quale
verranno raccolte delle offerte da destinare agli aiuti per
le popolazioni duramente provate dalla guerra.
Fiduciosi Cantori, Direttori ed Associazione Cantori di Assisi,
da questa pagina ringraziano fin d'ora.
Assisi 25.11.01
Maria Francesca Tanda
|
Assisi.
Si insedia il nuovo Consiglio dell'Associazione Cantori di Assisi.
|
E' di questi giorni la votazione per il rinnovo del Consiglio
di Amministrazione dell'Associazione.
L'assemblea costituita da Cantori, Soci e Amici del Coro ha espresso
le sue referenze ed il nuovo Consiglio risulta così composto:
Mariano Borgognoni, Eugenio Flemma, Ezio Mancini, Lidia Lazzari,
Marisa Fortini, Roberto Ciuchetti.
Il Sig. Flemma ricoprirà l'incarico di vicedirettore e
segretario generale. Il Sig. Ciuchetti quello di segretario amministrativo
e le Sigg.re Lazzari e Fortini rispettivamente quello di segretaria
e di economa.
L' incarico di Presidente è stato, all'unanimità,
nuovamente conferito al Dott. Mariano Borgognoni che in sede di
votazione ha raccolto ampi consensi.
La direzione artistica è ovviamente affidata ai due direttori
che, di diritto, fanno parte del Consiglio: P. Evangelista Nicolini
e P. Maurizio Verde.
Triennale la durata del mandato per il quale, da questa pagina,
si porgono al nuovo Consiglio gli auguri per la completa realizzazione
del nutrito ed impegnativo programma peraltro già illustrato
in prima seduta.
Assisi ottobre 2001
M. Francesca Tanda
|
Kamene
in Canto e Cantori di Assisi in
DUE CORI PER CHIARA
|
Ricordare un'amica e ricordarla col canto. Questa l'idea della
Maestra Gabriella Rossi che si è concretizzata col doppio
concerto tenutosi nell'intima cornice della Chiesa Nuova di Assisi.
Un'amica, una compagna, Chiara Cagnetti Sawada recentemente scomparsa,
cui le Kamene in canto, il gruppo di sole voci femminile diretto
da Gabriella Rossi, ha reso omaggio insieme ai Cantori di Assisi.
Le bellissime voci delle Kamene e la spiritualità dei Cantori
non hanno mancato di colpire profondamente l'uditorio attento,
compreso e partecipe di quell'atmosfera di ricordo e rimpianto.
I brani proposti dal primo gruppo da" Altissima luce"
del Laudario di Cortona, al '500 con Nanino Anerio e Gallus fino
ai moderni con Zori, Azon e Busto hanno messo in risalto un'accurata
preparazione e un alto livello di competenza.
Dell'insieme mi piace sottolineare in particolar modo tre brani:
il "Santa Margarita" di Azon dove vocalizzi si susseguono
e si inseguono creando strane dissonanze. Una melodia di concezione
assai moderna, quasi difficile da accettare ma eseguita con estrema
perizia. "Anì el elohim Ekrà" , molto
adatto alla circostanza, che è stato reso particolarmente
coinvolgente dalla splendida interpretazione del solo: un contralto
dal timbro caldo e profondo che negli ascoltatori ha sicuramente
accresciuto il livello di commozione già abbastanza elevato.
Hanno chiuso con un "Alleluia" , quello di Busto le
Kamene che hanno, forse, così voluto comunicare che oltre
il dolore e il rimpianto c'è anche la gioia per un'anima
che ritorna al Padre.
Un percorso costruito intorno a una memoria ,quella di Chiara
ex corista, per i Cantori.
Non a caso , fulcro del repertorio, "Vade Secura" dal
Transitu S. Clarae perché di transito si è trattato.
Col dolce brano di Refice i Cantori hanno voluto accompagnare
questa amica nel suo distacco.
Una corolla di grandi per ricordarla: da Palestrina e Bach a Duruflé
e Jaeg.
L'antico canto dei battezzandi "Sicut cervus" che nel
sottolineare la similitudine tra il cervo e l'anima che sitibondi
entrambi anelano all'elemento vitale, l'acqua per l'uno, Dio per
l'altra, ha forse voluto esprimere la speranza che Chiara abbia
raggiunto l'agognata sorgente.
Cantare è pregare e con il lied di Bach "Dolce Gesù"
e "Salve Mater", melodia gregoriana a quattro voci,
i Cantori hanno invocato per lei la dolcezza divina e l'amore
materno del Cristo e Sua Madre, mentre nell' "Ubi Caritas"
si ricordava che carità e amore sono, sulla terra, presenza
divina che unisce e santifica per cui chi tanto ha amato, tanto
sarà glorificato.
Un insieme, quindi, ben degno per pregare e ricordare chi non
è più.
I due cori, congiuntamente, hanno eseguito in chiusura la sequenza
di Pasqua "Victimae Paschali Laudes" di Vipo di Borgogna
per confermarci che i cieli sono stati riaperti a noi dalla "vittima
pasquale" , per suggellare un momento di commozione e rendere
vive le parole di Cristo: Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome Io sono in mezzo a loro.
Assisi, luglio 2001
M. Francesca Tanda
|
I Cantori di
Assisi nel Concerto della Settimana Santa
DALLA " PORTA DELLE PECORE"
AL "LUOGO DEL CRANIO"
|
|
E' questo il percorso proposto dai Cantori nel tradizionale
Concerto della Settimana Santa : un pellegrinaggio sulle orme
del Cristo nella Sua ultima settimana terrena. Attingendo "fior
da fiore" il repertorio ne sottolinea i momenti più
salienti attraverso la musica rinascimentale e moderna.
Articolato in due parti nettamente distinte ma strettamente
connesse sia per tema conduttore che per tipologia, parte dalla
polifonia antica con il fiammingo Berchem e, attraverso Palestrina,
De Morales e Da Vittoria, sosta nel 700 con Lotti e giunge a
Bartolucci, contemporaneo e vivente, dalla critica definito
neopolifonista.
La prima parte si apre con un implorante "O Jesu Christe"
di Berchem che prepara l'atmosfera del dramma ed invita poi,
col "Sicut Cervus" di Palestrina, a meditare sulla
similitudine tra il cervo che anela ai corsi d'acqua e l'anima
che anela a Dio.
E' ancora riflessione con "Peccanten me quotidie"
di Morales che ricorda con forte drammaticità : "..in
inferno nulla est redemptio."
L'ascoltatore si scuote perché nel "Caligaverunt"
l'aria è lacerata dal grido dell'uomo che nel momento
della sofferenza pensa che Colui che lo consolava l'abbia abbandonato
"Si est dolor
sicut dolor meus" e l'invito alla
meditazione si fa sempre più forte per raggiungere il
suo culmine nella contemplazione del sacrificio estremo. E'
a questo punto, infatti ,che esplode il "Crucifixus"
di Lotti che da solo sarebbe bastato a provocare i moti dell'anima
e del cuore.
Con le scarne parole del Credo "..Crucifix sub Pontio Pilato,
passus et sepultus est", questo mottetto a sei voci che
si susseguono e si sovrappongono ha in sé forza scultorea
e lapidaria e l'unica parola di apertura "Crucifixus"
evoca, con potere icastico, la sommità del Golgota.
Un percorso, dunque, intenso e profondo nei significati che,
accompagnato da Bartolucci, prosegue seguendo, passo dopo passo,
gli avvenimenti di quella Settimana , dalla Domenica delle Palme
al Venerdì Santo. evocati come quadri plastici e posati
come pietre miliari.
Ecco l'ingresso festoso e trionfale di Gesù a Gerusalemme
dalla porta oggi di S. Stefano accolto dai fanciulli . Sembra
quasi di vederli, nel "Pueri Hebraeorum", osannanti
e festanti, agitare i ramoscelli di ulivo.. Una musica festosa
e danzante di sapore popolare che, intercalata dal gregoriano
che racconta come gli stessi stendessero a terra i loro abiti,
coniuga felicemente antico e moderno completando il quadro.
Il pellegrinaggio continua , sosta per la lavanda dei piedi
e si compenetra di mistero con "O Sacrum Convivium"
nell'adorazione del Mistero Eucaristico: è il Giovedì
Santo.
Gesù si avvia verso il supplizio e dal Coro si innalza
"Jerusalem surge" : un' esortazione alla città
perchè dismetta gli abiti della festa , indossi il cilicio
e a cosparga di cenere il capo "..quia in te occisus est
Salvator Israel". Una composizione forse non troppo conosciuta
del grande Bartolucci ma profondamente incisiva che ha visibilmente
colpito l'uditorio.
Tre brani da "Le sette parole di Cristo" e il dolente
"Popule meus" in cui Cristo chiama ed interroga il
suo popolo con il "..contristavi te.." cromaticamente
scandito, avviano alla conclusione.
La Passione si compie ma il programma si chiude con il trionfale
"Crux Fidelis" poiché questo era il suo intento
fin dal principio: celebrare ed esaltare la Croce come simbolo
di trionfo, intento che trova il suo compimento nel gregoriano
"Pange Lingua" che recita : "canta. o lingua,
il nobile trionfo della Croce.."
Ma la piena realizzazione è nella Resurrezione sottolineata
nel programma dal Salmo 65 in "Jubilate Deo" che invita
cielo e terra a lodare il Risorto. Un canto festoso in cui le
quattro voci si chiamano, si rispondono e si uniscono mentre
P. Cerroni all'organo le accompagna con un altrettanto festoso
ostinato.
Un repertorio degno della migliore tradizione , proposto con
intensa partecipazione dai Cantori abilmente diretti dal gesto
preciso e significativo di P. Maurizio Verde che in più
di un'occasione ha evidenziato una perfetta sintonia col gruppo.
Un'esibizione che i presenti hanno caldamente e lungamente apprezzato.
Dagli ascoltatori una segnalazione particolare riguardo al timbro
della sezione dei soprani : quasi di voci bianche. Timbrica
assolutamente in accordo con i brani eseguiti. E sempre dal
pubblico il commento: Grazie, ci avete fatto riflettere molto!
non solo è stato premio alla fatica ma ha dimostrato
che si era colto nel segno!
Nota triste della serata, un'illustre assenza: P: Evangelista
Nicolini impossibilitato per motivi di salute sia a dirigere
che ad assistere.
A lui è andato in apertura il saluto affettuoso di P.
Maurizio e dei Cantori. Lui, dal canto suo, ha fatto sapere
che sarebbe stato comunque presente col cuore e che avrebbe
cantato e pregato con loro: pensiero che, sicuramente, ha accompagnato
l'esecuzione.
Da questa pagina inviamo a P. Evangelista gli auguri di pronta
guarigione perché possa, quanto prima, tornare sul podio
e tra i "suoi Cantori".
Assisi ,Aprile 2001
Maria Francesca Tanda
|
NATALE
2000 I CANTORI DI ASSISI IN CONCERTO
L'ETERNITA' SI FA STORIA
|
|
Un evento importante e un 'assoluta primizia nel concerto di
Natale. La serata si è, infatti, aperta con la presentazione
del libro " IL CRUDO ISTANTE" romanzo della soprano
Virginia Magatelli di Chiari ( Brescia) dedicato, quale atto
di amicizia, ai Cantori di Assisi per il terremoto del 97. La
stessa soprano ha offerto, durante la serata, una delicatissima
ninna nanna della Vergine: " Maria Wiegenlied" di
Reger. Gioiello di tenerezza ed eleganza nasce dalla dolce melodia
"Rèsonet in laudibus" e nel programma ben si
lega al "Dulce in aure canticum" del M° Domenico
Bartolucci anch'esso costruito sulla dolce melodia e, per la
prima volta, nel repertorio dei Cantori.
Nel testo la corte Celeste di angeli. cherubini e serafini concertanti
con cetre, cembali, sistri e salteri vola verso Bethlemme per
contemplare Colui che, per volontà Divina, la Vergine
ha generato e Gabriele predetto. I diversi ritmi, binario e
ternario , dei tenori e delle voci femminili sostenute dai bassi
che eseguono il substrato armonico conferiscono alla prima parte
della composizione una vibrazione festosa che pare ,appunto,
evocare l'affrettarsi degli angeli alla grotta, mentre si innalza
la voce solista con una fioritura del tema del Rèsonet.
La seconda parte, in netto contrasto con la prima sommessa e
cantilenante, esplode con il Gloria in excelsis, quasi campane
a festa, in una grandiosa sonorità. Per i Cantori un
battesimo affrontato con l'ardore dei novizi sotto la direzione
di P. Verde e immediatamente annoverato dall'assemblea tra i
brani più incisivi e graditi.
Questi due gioielli fanno da anello di congiunzione tra le due
parti di un programma in cui lo stesso titolo è ampiamente
esplicativo : "Dall'Eternità alla Grotta di Betlhemme"
Quale concerto conclusivo dell'anno giubilare è sembrato
importante agli estensori richiamarsi ad un'assoluta verità
di fede per la Cristianità : l'Eternità si fa
storia trovando la sua dimensione temporale nel concretizzarsi
della Divinità nel Bambino della grotta. Il cammino del
Messia affonda le sue radici nel senza tempo e, nel programma,
il concetto è musicalmente evidenziato dal "Dixit
Dominus ad Me", antifona alla Messa della notte che apre
con solennità il concerto dopo l'invito dell' "Adeste
Fideles" . Alle strofe del Salmo 2 magistralmente eseguite
da P. Maurizio Verde, per l'occasione nella duplice veste di
Direttore e solista, il coro risponde: " Il Signore mi
ha detto : Tu sei nato Figlio, Io oggi ti ho generato."
Articolato su distanze minime e col librarsi in alto di suoni
lungamente vibrati ed immobili, il tema musicale enfatizza il
concetto dell'Eterno che si cala nel divenire. Senza nulla togliere
all'insieme due brani sono, a mio avviso, degni di citazione
particolare perchè entrambi grandiosi nella loro diversità:
"Dies santificatus" di P. Palestrina e "Hodie
Christus" di Sweelinck. Il primo, mottetto a quattro voci,
è uno dei più belli del grande compositore che
,con musica viva e aderente al testo, esalta con abili strategie,
quali scale discendenti e salti di quinta, le frasi portanti
del brano: Adorate Dominum e Descendit Lux magna per terminare
quasi danzando sull'Exultemus et Laetemur in Ea.
Il fiammingo, invece, propone l'Antifona al Magnificat dei secondi
vespri di Natale: Oggi Cristo è nato, oggi è apparso
il Salvatore, suddividendola tra cinque voci che si sovrappongono,
si inseguono, ritornano , si rispondono con un ritmo quasi concitato
che crea nell' insieme un effetto di grande sonorità.
I temi rimbalzano dall'una all'altra voce in linee continuamente
ascendenti e discendenti interpuntati dai Noè e dagli
Alleluia arricchiti da vocalizzi fioriti che sottolineano i
canti angelici per concludersi con il Gloria, quasi suono di
campane, modulato da ogni voce.
"Assolutamente monumentale" asserisce P. Evangelista
ben consapevole della grandiosità del brano e della difficoltà
di esecuzione. Per niente intimoriti e diretti con assoluta
precisione da P. Maurizio i Cantori ne hanno offerto un'ottima
interpretazione.
Un ultima parola sui canti popolari più noti e cari al
pubblico e a P. Evangelista che sul podio danza e si commuove.
"Quanno nascette ninno", " Cancion de cuna",
" Roun the Glory manger" hanno strappato al pubblico
applausi prolungati e sinceri quanto quelli tributati ai precedenti.
Degna ancora di nota l' interpretazione delle soliste Gloria
Banditelli e Simonetta Pelacchi in "Madre en la puerta",
fuori programma, la prima e in "Cancion de cuna" la
seconda.
Non uno ma ben due bis prima che i presenti, a malincuore, permettessero
ai Cantori di ritirarsi.
A grande richiesta, l'Adeste Fideles à stato degna e
solenne chiusura di un concerto che prometteva solennità
a partire dal titolo.
Assisi dicembre 2000 Francesca Tanda
|
I
CANTORI DI ASSISI IN TERRA SANTA
|
|
Anche i Cantori tra le delegazioni Italiane presenti in Terra
Santa nell'ambito delle manifestazioni della settimana dell'Italia
per la pace in Medio Oriente da poco conclusa.
In un tour entusiasmante e mistico insieme dalla Giudea alla
Samaria attraverso la Galilea, i Cantori hanno levato le loro
voci per continuare a diffondere col canto il messaggio di pace
che, oltre settecento anni orsono, già S. Francesco aveva
portato in quei luoghi.
Sotto la direzione di P.Nicolini e di P. Maurizio Verde, il
giovane condirettore, il Cantico delle Creature ha risuonato
sotto le sacre volte che hanno ospitato i Coristi e, così
pure, i canti alla Vergine o quelli che narrano gli episodi
salienti della vita del Cristo, sia nella musica popolare che
in quella colta. Il tutto non avrebbe potuto sicuramente trovare
migliore collocazione geografica ed altresì non avrebbe
potuto maggiormente colmarsi di significati così pregnanti
e profondi
Il solenne Adeste fideles con l'invito "
venite
in Bethlem " che faceva parte del programma eseguito nella
Chiesa del S. Cuore a Betlemme ha suscitato nei presenti così
viva commozione da essere a lungo applaudito e richiesto come
bis. E ciò sarebbe sufficiente a giustificare le affermazioni
di cui sopra.
Ovunque i Cantori hanno trovato ospitalità cordiale ed
affettuosa, nonché notevole apprezzamento per quanto
hanno offerto ad un pubblico in genere numeroso ed attento e
non solo..in alcuni casi di diversa confessione.
Da questa pagina i Direttori, il Presidente dell'Associazione
Dott. M. Borgognoni e i Cantori rivolgono il proprio sentito
ringraziamento ai Frati Francescani della Custodia di Terra
Santa, nonché ai Salesiani di Betlemme ,al Parroco di
Zababdeh Fr. Dr. Louis Hazboun , a Costantin Preda, loro premurosa
ed espertissima guida, e a tutti coloro che si sono adoperati
per rendere il soggiorno assolutamente piacevole e privo di
qualsiasi ombra.
Assisi settembre 2000
Maria Francesca Tanda
|
|
CANTI
D'AMORE E D'ALLEGRIA A S.ANGELO DI CELLE
|
|
Festa del grano: festa di sapori, mosaico di colori e ,tra
questi , i colori della musica. Vivaci o struggenti, allegri
e coinvolgenti. Così le nuance del bouchet di brani presentato
al pubblico di S. Angelo dai Cantori di Assisi in una calda
serata di questo scorcio d'inizio estate.
Aperto il programma con il Coprifoco, antico inno comunale di
Assisi e bandiera del Coro, il repertorio ha percorso un sentiero
che si è snodato agilmente tra villanelle e canti popolari,
assolutamente intonati al tema della manifestazione, dopo alcune
trepide invocazioni a Maria. Una lauda del sec.XIII, una composizione
di Mascagni il cui testo è tratto da un'opera di D'Annunzio
e un'altra di Bartolucci.
Nella prosecuzione del programma un pensiero ai mietitori per
riportarci appunto al grano, ed altri che richiamano i giochi
e gli scherzi sull'aia quando la mietitura era gran festa e
tutti ne avevano parte: adulti che adempivano ad un rito antico
e quasi sacro, giovani per i quali era spesso occasione di incontro
e di germoglio di teneri amori, bimbi che godevano appieno di
quel tempo felice riempendo l'aria delle loro grida gioiose.
"Echo" e "Vola Vola" avevano senza dubbio
l' intento di risvegliare o suggerire tutto ciò.
Parlando di bimbi come non pensare alle mamme? Ed ecco lo struggimento
di un canto popolare abruzzese " Mamma" che un figlio
rivolge ad una madre che non è più teneramente
ricordata ed invocata.
Ma per ritornare al tema, il pane richiama il vino .Ed ecco
i Cantori in un'allegra "chanson a boire" che invita
ad allegre bevute in compagnia senza tralasciare, però,
di sottolineare gli effetti di quel nettare.
Il pomeriggio volge al termine ed il concerto pure. Ci si fa
avvolgere dolcemente dalla tiepida sera che avanza e la si saluta
con un brano commovente e nostalgico che sa di memorie, di affetti
familiari ,di luoghi incantati ed amati.
Il Tevere scorre placido non molto distante. Allora perché
non ricordarlo? " O passator" riporta alla memoria
il vecchio traghettatore ma anche la trepidazione di un innamorato
che freme per raggiungere l'amata sull'altra sponda ed il movimento
del "passatore" gli appare troppo lento:
Un insieme di brani, dunque, dedicati alla memoria ed al fascino
sempre attuale della vita di un tempo scandita dai rimi della
natura ai quali l'uomo si assoggettava volentieri.
Per concludere un altro sguardo al passato: Il barrocciaio che
con il suo multiforme e multicolore carico raggiungeva anche
i più piccoli borghi e non disdegnava di essere adocchiato
dalle giovani donne che lo attendevano. Simpaticamente interpretato
dal tenore solista Mauro Branda, con il supporto di tutto il
Coro, ha raccolto l'approvazione del pubblico che lo ha applaudito
a lungo.
Tutto l'insiene armonico e gradevole, oltrechè eseguito
con la consueta musicalità e perizia dei Cantori, nonostante
l'acustica poco favorevole ha incontrato il favore dei presenti
che lo hanno esplicitamente manifestato con la richiesta di
un bis prontamente accolta con grande gioia ed evidente soddisfazione
di P.Evangelista molto orgoglioso di
.giocare in casa.
Assisi, luglio 2000
Maria Francesca Tanda
|
IL
SUONO DELLA VITA
I CANTORI DI ASSISI IN CONCERTO
|
|
Posti a sedere esauriti e tante persone in piedi. Così
appariva la navata della Basilica Superiore di S. Francesco
qualche sera fa per il concerto eseguito dai Cantori di Assisi
in onore dei partecipanti al Congresso Nazionale di musicoterapia
tenuto nella città. Il pubblico, per la gran parte formato
dai congressisti, lo attendeva a conclusione dei lavori, forse
per consolidare ancora di più i propri convincimenti
sulla funzione catartica della musica : balsamo per lo spirito,
benessere per il corpo.
Arduo, quindi. il compito dei Cantori che a giudicare, però,
dall'esplosione finale di un'autentica
ovazione pare lo abbiano pienamente assolto.
Non uno, ma ben due bis hanno coronato la conclusione: il primo
diretto da P. Maurizio e il secondo, un negro spiritual, diretto
da P. Evangelista. Entrambi i brani hanno confermato ed accresciuto
l'entusiasmo manifestato sia durante l'esecuzione. che al suo
termine.
Due le parti del repertorio che hanno particolarmente colpito
l'uditorio: il florilegio di LAUDI e il CRUCIFIXUS di Lotti
che definirei monumentale e lapidario. La dolcezza e delicatezza
delle prime, offerta con la consueta musicalità propria
del Coro, contrapposta alla durezza e crudeltà del secondo
eseguito con precisione scultorea. Un contrasto voluto dall'attento
estensore del programma che, come sempre, ha cercato di offrire
un panorama ampio e vario senza trascurare i grandi di ieri
e di oggi: Palestrina, Bach. Bartolucci e Part.
Non si può terminare senza rivolgere un plauso ed un
ringraziamento alla deliziosa soprano solista Lucia Casagrande
che con maestria da grande artista ha cesellato i suoi interventi
variandone abilmente i registri: implorante nell' Ave Maria,
adorante nel Crux Fidelis, trepida e dolce nel Quo Abit fuori
programma. Gli ascoltatori, colpiti dalla sua interpretazione,
le hanno attribuito l'omaggio meritato, Non sono stati, d'altro
canto, avari verso gli altri, solisti e coro, e verso l'organista
P. Cerroni che ha accompagnato lo splendido corale di Bach =In
dir ist freude" e il Cantico in apertura.
Un successo, dunque, che si aggiunge agli altri. Sotto la guida
dei due validissimi maestri il Coro si fa plasmare e riesce
ad esprimersi al meglio.
Assisi, giugno 2000
Maria Francesca Tanda
|
TRA
I LUOGHI FRANCESCANI
I CANTORI DI ASSISI A S. PIETRO DI BOVARA
|
|
"Amore e sangue" binomio inscindibile annunciato
nel titolo e continuamente richiamato dai brani in repertorio
nel concerto che i Cantori hanno tenuto, in occasione della
festa del Crocifisso,nella chiesa di S. Pietro di Bovara (Trevi).
Luogo di memoria Francescana in cui Fra Pacifico, compagno musicista
del Santo, ebbe la visione dei tre seggi: quello centrale, il
più grande, destinato a Lucifero e da lui perduto per
orgoglio, attendeva Francesco per la sua umiltà. Avvenimento
noto anche a Giotto che ne consegnò la memoria alla storia
in uno splendido affresco sulla parete sinistra della Basilica.
Favorita da un'eccellente acustica, l'esecuzione ha trovato
un uditorio attento, disciplinato e partecipe che ha approvato
con molta convinzione. Il tutto ha, senza dubbio, favorito una
forte intesa tra coro e Direzione, per cui la continua corrispondenza
tra il cenno dal podio e la risposta dei Coristi ha prodotto
"una tra le migliori esecuzioni" secondo il commento
dei Direttori di fatto mai troppo teneri nei loro giudizi.
Nel programma che spazia, come sempre, tra passato e presente
brani di gregoriano e dei secoli XIII e XIV, composizioni di
Bach (XVII sec.) e autori del XX.
Tra questi ultimi è importante evidenziare il TU ES PETRUS
di M. Duruflé (1902-1986) scelto in omaggio del "titolare"
della chiesa. Con le parole del mandato evangelico a Pietro,
utilizzando elementi gregoriani, l'Autore crea un incastro di
incisi attraverso gli ingressi serrati delle quattro voci. Ne
risulta una forma polifonica ricca e vivace in un brano squillante
che ha trovato nel programma un felice collocazione contrapposto
alla solennità e pacatezza di IN TE LA GIOIA di Bach
che l'aveva preceduto in apertura: un contrasto a tinte forti
che ha reso ancora più interessante la tessitura del
concerto fin dal suoi inizio.
A tutto ciò -è doveroso rilevarlo- si è
aggiunto il tocco finale della splendida esecuzione della soprano
solista Lucia Casagrande che, in chiusura, ha reso una mirabile
interpretazione dell'Ave Maria di Bartolucci e poco prima ,
con toni drammatici, aveva prestato la sua voce a Maria in una
lauda del XIV secolo.
Un plauso anche agli altri solisti ed un ringraziamento al M°
Felice Pericoli che ha accompagnato il corale di apertura ed
il Cantico di P. D. Stella.
Assisi, Maggio 2000
Maria Francesca Tanda
|
PASQUA
2000 I CANTORI DI ASSISI IN CONCERTO
VOCI
PER IL SACRO TRIDUO
|
|
I Cantori, alla vigilia del triduo Pasquale, hanno salutato
- mi si conceda il termine - la prima Pasqua del secondo millennio
alla loro maniera: col canto. Le loro voci si sono levate dalla
Basilica Superiore di S.
Francesco restituita al suo originario splendore.
" Testata d'angolo" per la costruzione del programma
la Crocifissione ed il Crocifisso, il patibolo ed il Condannato.
Il grande Crocifisso del Cimabue che campeggia nel transetto
di sinistra della stessa Basilica ha forse dato l'ispirazione?
Sta di fatto che tutti i brani, tranne uno, parlano di Croce
e di Calvario : dal canto gregoriano alle monodie medioevali
in volgare, alle laudi, alla polifonia ricca , fino ai giorni
nostri con due autori viventi: Bartolucci e Part nel Salmo 95
di recentissima elaborazione (1966).Un excursus che abbraccia
un millennio. Non è facile scegliere dove soffermarsi
in un repertorio così ricco e intenso ma sembra doveroso
spendere qualche parola su due brani che, a mio avviso, ne costituiscono
la punta di diamante: TENEBRAE e CRUCIFIXUS.
Due " ambienti " musicali totalmente diversi ma ugualmente
incisivi e comunicativi. Il primo di Ingegneri (1545-1592) è
un racconto espresso con grande vigore commentato da una polifonia
semplice ed omoritmica: possiede in sé la straordinaria
forza icastica di una narrazione fortemente drammatica. Le voci
dei Cantori che sembrano tagliate apposta per questo genere
musicale, hanno reso palpabile tutto questo trasportando l'uditorio
attentissimo e silenzioso nell'ambiente e nell'atmosfera immaginati
dall'Autore.
Del veneziano Lotti (1667-1740) il secondo, un mottetto a sei
voci. Un brano forte in cui la scena della Crocifissione si
apre sulla parola "Crucifixus" pronunciata, anzi gridata
dalle sei voci all'unisono. Di grande potere evocativo richiama
con vigore lapidario la Croce sulla sommità del Golgota:
ritta, stagliata contro il cielo, isolata e spoglia di ogni
contorno. Riporta alla mente il "
tutto è compiuto."
Il testo, scarno e laconico, assume tinte fortemente drammatiche
dove le poche parole del Credo " Crucifixus sub Pontio
Pilato, passus et sepultus est" passano da una voce all'altra
con cromatismi e ritardi, scambi di parti e di accenti che costituiscono
dissonanze continue: quasi colpi di scalpello su un blocco di
marmo da cui l'artista libera ad una aduna le figure., sembrano
rappresentare la crudeltà dell'evento. Con abile maestria
i Cantori hanno interpretato il brano coinvolgendo emotivamente
il pubblico. Conferme avvenute a fine concerto. Una citazione
a parte merita il CANTATE DOMINO del contemporaneo A. PART.
L'estone elabora il salmo 95 congestionando lo stile discantistico
dove le voci, intervenendo parallele o per contrasto danno alla
composizione un taglio spiccatamente moderno pur legato ancora
all'antico quando ognuno cantava la stessa melodia, ciascuno
nel proprio registro.
I coristi, pur muovendosi con questi brani su un terreno nuovo,
accidentato e pericoloso, hanno comunque dimostrato di essere
i Cantori di sempre, capaci cioè di coinvolgere, affascinare
e trascinare il pubblico tra cui anche i molti "profani"
hanno capito e molto apprezzato il minuzioso lavoro di preparazione
che traspariva chiaramente.
Un accenno alla Pasqua col REGINA COELI di Bartolucci: breve
e sul motivo gregoriano è intessuto su una formula contrappuntistica
molto stretta, dove gli ingressi serrati, intercalati dagli
Alleluia, conferiscono spessore al brano e suggeriscono la letizia
pasquale. Del repertorio più usuale, invece, il CRUX
FIDELIS arricchito di accenti toccanti dalla voce della soprano
solista.
Non potevano mancare esempi di pietà popolare italiani
e non: due laudi monodiche del XIV e XVI secolo e uno spiritual
estremamente espressivo, CRUCIFICTION, i cui motivi ritmici
e ripetitivi rappresentano il corteo che accompagna il condannato
fino alla morte. Tra le due laudi un cenno particolare al CRISTO
'NIPOTENTE: qui la voce del controtenore, stilisticamente aderente
al genere, da vita alla lamentazione del Cristo, sposo fedele,
per l'infedeltà della sposa.
Con questi brani i Cantori " giocavano in casa" e
l'esecuzione merita il commento di sempre: grazie!
Un grazie all'organista P. Cerroni che ha aperto il concerto
con un preludio su un corale di Bach ed accompagnato gli unici
due brani non a cappella: O CAPO INSANGUINATO e CANTATE DOMINO.
Ma il grazie di tutti va soprattutto ai due Direttori. P. Evangelista,
forse un po' affaticato, che dal podio ha più dipinto
che diretto le esecuzioni; P. Maurizio Verde che con gesto preciso
ma significativo ha diretto con piglio forte e deciso portando
il Coro ad esprimersi al meglio delle proprie possibilità
in un repertorio nuovo e difficile.
Un mix ben dosato e calibrato che il numeroso pubblico non ha
faticato ad apprezzare in maniera molto esplicita. Al termine
applausi, congratulazioni e iudizi oltremodo positivi in un
grazie quasi corale.
Maria Francesca Tanda
|
UN'OPERA
GRANDIOSA AL CULMINE DELL'ATTIVITA'
DEI CANTORI DI ASSISI PER IL 1999
|
|
Da sempre le opere creativo e prolifico compositore contemporaneo
M° Domenico Bartolucci hanno trovato in P. Evangelista Nicolini,
suo discepolo, e nei Cantori di Assisi profondi e fedeli estimatori,
tant'è che le sresse ricorrono frequentemente nei programmi
dei loro concerti per le occasioni più diverse.
Per la Sagra Musicale Umbra di questo settembre, il Duomo di
Perugia ha ospitato i Cantori e altri due cori , uno diretto
dal M° Marini e l'altro dal M° Mastriforti che, accompagnati
dall'orchestra sinfonica del Conservatorio cittadino hanno eseguito
LA TEMPESTA SUL LAGO, intenso e drammatico Oratorio del M°
Bartolucci in cui l'Autore racconta, in forma originale, il
miracolo della tempesta sedata sul Lago di Genezareth.
L'opera, in due parti, si apre con un invito agli elementi della
natura perché lodino il Signore.
Descrive, nella prima, l'accorrere della folla che, raccolta
sulle rive, si rivolge a Gesù chiedendone la guida "..quo
tu pergas te sequemur . . .verba vtae aeternae habes . . .sine
te quo tendimus ? " e, nella parte solistica, sullo sfondo
della narrazione storica,introduce la domande di uno scriba
e le risposte di Cristo. Si chiude , quindi, con un magnifico
corale sulle parole ". . paradisi ianua tecum ingredimur!
"
Leggero, arioso e danzante l'accompagnamento strumentale, in
cui i violini hanno una parte rilevante, immerge l'ascoltatore
in un clima sereno e festoso che l'accompagna fino all'apertura
dell seconda parte.
Qui, a modo di barcarola, archi e flauti, quasi sapienti pennelli,
conferiscono plasticità all'immagine musicale: l'imbarcazione
lascia la spiaggia e procede tranquillamente mentre il lido
si allontana e i remi fendono dolcemente le onde sotto i dardi
del sole. Niente è presagio del tumulto imminente.
La tempesta si scatena improvvisa, inattesa: flauti ed ottoni
amplificano quel dramma subitaneo al suo diapason nell'invocazione:
". . salva nos . . perimus "insistente e reiterata
che, con ritmo incalzante, si ripete nell'intervento delle quattro
voci che si alternano, si susseguono, si intersecano esprimendo,
in modo molto realistico, l'angoscia dei naufraghi in balia
dei flutti.
Ma il miracolo si compie: le acque tacciono e la musica svanisce
dolcemente.
La ripresa in un crescente, gioioso e quasi inesauribile fugato
rimanda all'idea iniziale ". . tui sunt coeli et tua est
terra . . mare et omnia quae in eis sunt . . " e suggerisce
lo stupore di un interrogativo ". . quis putas esse iste
quia ventus et mare oboediunt ei? "
Imponente il finale nell'unisono di un'affermazione ".
. vere filius Dei est. "
La tessitura polifonica, ricca ed articolata, riporta - non
sembri azzardato il paragone - ai grandi compositori del passato
e, se si riflettesse sul fatto che l'opera è datata 1935
quando il Bartolucci era un seminarista appena diciottenne,
il tutto avrebbe del prodigioso: per ricchezza e fantasia tematica,
la sapienza contrappuntistica, la sorprendente maturità
dell'opera.
L'orchestra, formata in gran parte da giovani musicisti, ha
assolto onorevolmente al proprio compito anche se, data la particolare
acustica del Duomo fiati ed ottoni avrebbero potuto essere meno
presenti.
Il M° Giuliano Silveri, emotivamente molto coinvolto, ha
diretto acuendo con il suo temperamento una partitura già
di per sé abbastanza vigorosa. Il coro, fedelissimo alla
direzione ha partecipato con sincerità ai momenti più
intensi.
Un particolare plauso va ai solisti: F. Marcacci, tenore, che
in veste di storico ha narrato gli avvenimenti eseguendo una
partitura abbastanza difficile; C. Chialli, contralto, che con
voce calda e profonda ha conferito forte spessore alle affermazioni
dello scriba; M. Meneghini, soprano, donna del popolo che tratteggia
la figura di Cristo: ". : saeculorum principem . . regem
gentiun . .princeps pacifer . ." ; R. Abbondanza, basso,
che con grande maestosità ha prestato la sua voce a Gesù.
Lìautore, presente, ha espresso commosso la propria approvazione
e rivolto il suo grazie a tutti gli esecutori.
Silenzioso ed attento il pubblico che gremiva la cattedrale
ha manifestato chiaramente ed in maniera prolungata il suo apprezzamento.
Assisi, Settembre 1999
M. Francesca Tanda

|
I
CANTORI DI ASSISI E LA PRO CIVITATE CRISTIANA
Un legame antico e profondo
|
|
La Pro Civitate Cristiana e i Cantori di Assisi: un felice incontro
che il concerto in occasione del 57° Corso Internazionale
di Studi Cristiani ha dato modo di evidenziare in un flashback
di ricordi significativi.
Ricordi legati anche alle persone che hanno dato vita alle due
istituzioni e che , spesso, si sono ritrovate soprattutto in
occasioni come questa:gli uni per proporre e approfondire argomenti
di attualità di carattere sociale e teologico, gli altri
per cantarli.
E, come i fondatori della Pro Civitate anche i "vecchi"
Cantori sono tuttora testimoni di questo cammino e, insieme
ai "nuovi", proseguono fedeli alle proprie finalità.
Non a caso, il Direttore del coro P. Evangelista Nicolini ha
dato al concerto un sottotitolo che, da solo, basterebbe a riassumere
quanto detto fin qui: Antologia di fedeltà.
Fedeltà alle origini: i brani in programma si collegano
in qualche modo agli albori di entrambe le istituzioni: il Cantico
che i fratini di S. Damiano, antenati ideali dei Cantori attraverso
il Direttore, cantavano già ai primi Corsi negli anni
'39 - '41; le laudi medioevali , laudi dei poveri, che richiamano
non solo il tempo ed il linguaggio di Francesco ma anche la
freschezza degli ideali dei primi Volontari che insieme ai giovani
frati erano stati conquistati da questo genere divulgato, solo
pochi anni prima, dal grande studioso fiorentino F. Liuzzi:
gli Spirituals, canti dei poveri dei giorni nostri.
Fedeltà nella scelta del repertorio che si ispira alla
tematica propria di questo Convegno: la paternità Divina
che Francesco stesso nel Suo "fare ordine" in obbedienza
alla richiesta evangelica colloca al primo posto e celebra col
Cantico, pur non rinnegando quella umana dichiarandosi: "senza
viltà di cuore . . d'esser . . filium Petri de Bernardone
. . "
E, tra il rinnovarsi dell'emozione che il cantico di Alaleona
suscita sempre, e la suggestione degli Spirituals, quasi lo
sgranare di un rosario di preziose perle, musiche di grandi
compositori: Palestrina nell'intensa e accorata preghiera del
DOMINE JESU CHRISTE e nell'esultante REGINA COELI; Dvorak nel
nostalgico SOGNO D'AMORE dalla " Sinfonia dal Nuovo Mondo
".
E ancora: la freschezza di una melodia scandinava che esalta
il Creato, la dolcezza di una ninna nanna attribuita a Mozart
che, insieme riecheggiano il messaggio Francescano: Dio Creatore
e Padre.
Struggenti e vibranti i " canti dei negri " hanno
simbolicamente chiuso quel cerchio altrettanto simbolico che
lega Cantori e Volontari.
Da questa pagina Direttore e Cantori ringraziano il Dr Marco
Marchini che, a nome della Pro Civitate ha espresso loro vivo
apprezzamento ed augurato un'ancora lunga e proficua attività.
Assisi, settembre 1999
Maria Francesca Tanda

|
I
Cantori d'Assisi al Festival dei Due Mondi -Spoleto- PG
ROMPERE IL
SILENZIO
|
|
Rompere il silenzio
sommessamente, quasi in punta di piedi
per esaltarlo e renderlo più carico di significati
e la sobria Basilica di S: Eufemia, gioiello di arte lombarda,
non avrebbe potuto essere luogo più adatto.
Così, in punta di piedi, i Cantori di Assisi hanno partecipato
all'Ora Mistica in occasione del Festival dei Due Mondi a Spoleto.
Si sono presentati per ben due volte eseguendo repertori legati
da un'unica tematica ma diversi fra loro. Filo conduttore "Il
Cristo e sua Madre": nel canto popolare in prima serata,
nella musica polifonica in seconda. La prima esecuzione diretta
dal Padre Evangelista Nicolini, garbata ed affettuosamente partecipata
dal pubblico, ha portato ad una ribalta così importante
come quella di un festival internazionale esempi di musica popolare
nata come espressione semplice e spontanea e divenuta arte dia
alto livello per l'intervento di validi Maestri.
Una particolare citazione merita il brano "Lament das feminas"
che rientra a pieno titolo nell'anima popolare che pervade tutto
il concerto. La composizione, opera di Albino Perosa in occasione
del decimo anniversario del terremoto che sconvolse il Friuli
(1986). fa parte della cantata "In die aflictionis"
ed è inserita nella raccolta "Timp Furlan"
(1989). Della stessa data è il testo in dialetto carnico
del poeta Pietro Biasatti. Testo e musica vogliono far rivivere
la tragedia sismica.
L'attacco delle voci femminili è un'apostrofe alla Madre
Terra con l'invito a vestirsi a lutto. Il testo musicalòe
ricavato dallo "Stabat Mater" che ancora si canta
in Friuli, in Quaresima, durante la Via Crucis esprime dolore,
paura, sgomento.
I ritmi parlati e concitati raccontano, nell'intervento di tutto
il coro gli altri momenti del dramma.
I cantori che per storia anche recente ben conoscono quel dramma
(tutti sanno del gravissimo fatto sismico che ha colpito la
città di Assisi e cancellato alcuni affreschi della stessa
Basilica causando addirittura tre vittime nel settembre del
'97) hanno interpretato il brano con grandissima carica emotiva
ed intensa partecipazione.
Con la direzione del giovanissimo Padre Maurizio Verde il secondo
concerto, denso e ricco, ha proposto pietre miliari della musica
polifonica non solo classica ma anche contemporanea.
Tra i grandi del passato Palestrina nel "Kyrie" e
"Agnus Dei" della Missa sine nomine e nel doppio mottetto
"Sicut Cervus" e "Sitivit anima mea"; tra
i contemporanei Bardos e Bartolucci.
L'esecuzione aperta dall'inno gregoriano della domenica delle
Palme "Gloria, laus et honor" che ha notevolmente
contribuito a creare un'atmosfera mistica, perfettamente intonata
alla sua cornice, si è snodata agilmente percorrendo
il repertorio in un crescendo emotivo evidenziando ora un intervento,
ora un altro.Crescendo alimentato dalla superba interpretazione
della giovane solista Lucia Casagrande Raffi nelle due composizioni
di Bartolucci: "Crux fidelis" e "Quo abiit".
Soprattutto in quest'ultima dove la forte tensione musicale
che interpreta la mirabile finzione letteraria raggiunge il
suo culmine sulle parole"
quo declinavit dilectus
tuus
".
Il commento di un ascoltatore: - Avete fatto di questi brani
un cesello.. - gratifica ampiamente l'impegno dei coristi e
del valido Direttore Padre Maurizio.
Assisi, Luglio 1999
Maria Francesca Tanda

|
|
|
Il titolo ci trasporta rapidamente in un severo quando splendido
monastero annidato su un " gibbo " del Catria, ed
è Dante che identifica il luogo con la vita e l'opera
di S.Pier Damiani che qui trascorse i suoi giorni nutrendosi
di cibi semplici conditi, appunto, con il liquore di cui sopra.
Qui la vita del Santo trascorse" lievemente" ma
anche " fertilemente".
Altrettanto lievemente il Coro dei Cantori di Assisi, chiamati
dall'organizzazione monastica ad affrontare un tema importante
quale quello del passaggio dal canto gregoriano alla musica
figurata, ha eseguito un programma ricco di esempi relativi
a quel lungo periodo e penso di poter affermare che questo
intervento sia stato davvero fertile.
Nel Monastero di Fonte Avellana la cui sola visione parla
di ascesi e meditazione. ha avuto inizio, di recente, un corso
di studi sull'evoluzione del fenomeno musicale, voluto dai
monaci Camaldolesi.
Attraverso i tempi il gusto, si sa, cambia e così l'arte,
e quindi anche la musica, non si è sottratta a questa
trasformazione: dalle monodie gregoriane al discanto, alla
polifonia rinascimentale. Da questa al recitar cantando fino
alla musica moderna attraverso quella barocca, classica e
romantica.
I monaci, in occasione del 950° della morte di Guido d'Arezzo,
hanno dato il via all'importante iniziativa, a livello internazionale,
che vede non solo la partecipazione di studiosi provenienti
da varie parti ma anche di cori di maggiore o minore risonanza.
In quest'ambito i Cantori hanno interpretato brani noti o
meno ma tutti assolutamente rappresentativi ed efficaci. Offerti
ad un pubblico colto ed attento hanno riscontrato grande approvazione.
Molto apprezzato il repertorio gregoriano cui le voci femminili,
molto agili, hanno conferito levigatezza all'esecuzione.
Sottolineate le due laudi del XIII secolo : la prima, una
lamentazione del Cristo in cui il controtenore ha reso un'interpretazione
stilisticamente corretta; la seconda , il pianto della Madonna
sul figlio, nella quale gli accenti accorati della soprano
solista ed il delicato intervento del coro femminile hanno
suscitato momenti di autentica commozione.
Molto gradite anche le chanson: due per soprano solista e
coro, una per sole voci virili. Una canta all'allodola, quindi
alla bella stagione, le altre due si riferiscono alle Crociate:
tutte chiaramente esplicative del relativo periodo storico.
Questi, con altri canti allegri e festosi hanno costituito
la seconda parte del concerto che si è chiuso con brani
di sicuro effetto: un conductus tratto dai Carmina Burana
che celebra la conquista della Terra Santa, eseguito con l'accompagnamento
di piccoli strumenti che ne scandivano il ritmo; l'ultimo,
una rota inglese a sei voci che inneggia all' estate che viene.
Il tutto palesemente molto gradito.
Come già si è detto un programma molto impegnativo
che non solo ha svolto ampiamente il tema assegnato , ma che
dimostra come i Cantori abbiano ancora in serbo molte carte
per poter felicemente uguagliare se non superare i successi
del passato abilmente guidati dai loro due Direttori: Padre
Nicolini , il decano e Padre Verde, l'esordiente.
Assisi , giugno 2000
Maria Francesca Tanda

|
PASQUA
1999. I CANTORI DI ASSISI IN CONCERTO
"
Andate a preparare la Pasqua "
|
|
Oggi più che mai in un mondo oscurato da nuova barbarie
quest' invito potrebbe essere il fascio di luce che fora le
tenebre.
Duemila anni storia rendono ancora più vivido il suo
bagliore e più attuale il suo messaggio: alla morte segue
la Resurrezione.
In tutta umiltà i Cantori lo fanno proprio per riproporlo,
alla vigilia del Triduo Pasquale, nel concerto del 31 Marzo
u.s. in S. Maria sopra Minerva con la certezza che il canto
possa essere valido tramite per preparare la Festa delle Feste:
chi canta prega due volte.
Ad un uditorio attento e partecipe il coro ha offerto un repertorio
che ripercorre gli ultimi avvenimenti del Cristo - Uomo innalzando
l'Osanna festoso al Suo ingresso a Gerusalemme, accogliendo
il mandato dell'amore fraterno, contemplando attonito il dolore
della Vergine, affermando, infine, che ".. come roccia
in terra smossa
Dio è rifugio nel tempo della tempesta
".
Di tutto il programma vasto e ricco che non trascura il canto
gregoriano, che trova ampio respiro nella polifonia rinascimentale
e moderna, meritano particolare attenzione due composizioni,
eseguite in prima assoluta, sia per la loro elevata efficacia
musicale, sia per il riscontro in termini di appezzamento da
parte degli ascoltatori: HOSANNA di P. De La Rue (1460/1518)
e AVE VERUM di Josquin des Prés (1440/1521).
Il primo di sapore arcaico richiama inevitabilmente il secondo:
entrambi espressioni di arte contrappuntistica ma, soprattutto,
importanti esempi della polifonia franco-fiamminga del XV secolo.
Un accento particolare va posto sul mottetto di J. des Près
dove la profondità del sentimento è resa con incredibile
ariosità e leggerezza quasi voglia accompagnare l'ascoltatore
alla contemplazione del Mistero al di là dei confini
di spazio e tempo cui è legata l'umana natura. La sua
musica, espressione dell'atmosfera mistico fiamminga ha toccato,
secondo la critica,le più alte vette della musica vocale
del suo tempo tanto da far parlare del " miracolo di Josquen
"
Probabilmente Calvino non l'aveva mai ascoltata.
Non è ardito legare questa espressione musicale ad altre
che appartengono al patrimonio artistico italiano: pittorico
e musicale.
Ascoltare Josquin indurrebbe a pensare alla Madonna del Beato
Angelico la cui umanità, compenetrata e trasfigurata
dal divino sembra dissolversi.
Non è improbabile che la musica di Josquin abbia influenzato
il nostro Palestrina poiché la medesima ariosità,
leggerezza e profondità si riscontrano nel SICUT CERVUS
e, ancora di più nei madrigali. Un esempio per tutti
il VOX DILECTI MEI.
E' parere di chi scrive che il pubblico, attraverso l'interpretazione
dei coristi, abbia subito il fascino dei due fiamminghi perché
il plauso tributato alle esecuzioni non lasciava dubbi.
Simile tributo ad un rinnovato CRUX FIDELIS di D. Bartolucci
, inno alla Croce del venerdì Santo che nella ripetizione
dopo l'intermezzo gregoriano, vede l'intervento delle diverse
voci, dalla più grave alla più acuta, che si susseguono
in un crescendo sempre più ampio quasi a rappresentare
il grido dell'umanità verso il simbolo della sua redenzione.
Notevole l'interpretazione el soprano solista che dialoga con
il coro.
Ad accrescere preziosità al repertorio O CAPO INSANGUINATO,
il superbo corale dalla " Passione secondo Matteo "
di J. S. Bach,
la voce del Coro sommessa, adorante e dolente al contempo, si
è levata in un silenzio attonito e commosso ed in quei
brevi istantio è sembrato di cogliere nel pubblico momenti
di intensa preghiera.-
questa vuol essere, appunto, la finalità ultima dei concerti
che segnano i momenti "forti" dell'anno liturgico.
Ultima gemma uno spiritual per baritono e coro MY GOD IS A ROCK
monumento di espressione collettiva che nasce in nasce in un'assemblea
dapprima ridotta e che si infoltisce via via innalzando la sua
preghiera con un'invocazione che si ripete in un ritmo assillante
e sincopato: " .. Oh my Jesus
".
Quasi contrappeso a quella sconvolgente espressione popolare
lontana dalla nostra cultura, un esempio di musica italiana
ottocentesca, di origine altrettanto popolare, propria delle
regioni del centro Italia: EVVIVA LA CROCE nell'armonizzazione
del M° M. Scarponi.
Nelle campagne la processione della S. Croce era vissuta come
una festa ed il canto festoso appassionato e cantilenante accompagnava
il lento incedere. Era maggiormente palese la gioia per la Resurrezione
più che il dolore per la crocifissione.
E' sembrato difficile per il pubblico leggere in parallelo gli
ultimi due brani: probabilmente avrebbe maggiormente gradito
la ripetizione di quello che lo aveva affascinato in precedenza.
Dai commenti post esecuzione sembra logico dedurre che il concerto,
col canto che si fa preghiera, abbia raggiunto lo scopo per
il quale era stato preparato: l'invito a preparare la Pasqua.
E ampliando il saluto che i Cantori di Assisi rivolgono abitualmente
al proprio uditorio " Pace e bene " vorrei fare mie
le parole del Sommo Poeta:
" Vegna ver noi la pace del tuo regno,
che noi ad essa non potem da noi,
s'ella non vien, con tutto il nostro ingegno."
Assisi, 2.4.99
Maria Francesca Tanda

|
|
|
|
Così piace definire il " suo " coro al Direttore
P. Evangelista Nicolini.
La similitudine ,a prima vista, parrebbe assai velata, ma un
" lettore" attento potrebbe scorgervi un chiaro riferimento
all'olivo che svaria in aspetto e colore offrendo di sé
uno spettacolo multiforme.
Così questo gruppo in grado di proporsi in modi sempre
diversi.
A dimostrare questo il concerto del 10 Marzo u. s. nella Basilica
inferiore di S. Francesco, in onore dei partecipanti al Convegno
Nazionale dell' AISC con un repertorio che attraversa i secoli
esaltando, nel canto, la parola quale tramite tra l'umano e
il divino.
Come l'Orfeo di Tracia così il Cristo.
E' questo, infatti, il tema ispiratore del titolo del concerto:
Il divino Orfeo e l'angelo di Sua Madre.
Come "
Orfeo ammaliava le selve e l'animo delle belve
e attirava anche le pietre
" (Ovidio - Metamorfosi
XI,I), così il Cristo " voce delle grandi acque
" che accorda e fonde in uno voci umane e celesti e a cui
si indirizza il concerto universale di tutte le creature.
Ed è per questo che la prima parte del Concerto, aprendosi
con l'invocazione all'Agnello nell'incomparabile bellezza dell'Agnus
Dei della Missa sine nomine di Palestrina ripercorre i grandi
misteri della vita di Cristo: Nascita, Passione e Morte e col
CRUX FIDELIS del M° Bartolucci celebra la Croce " inter
omnia arbor una nobilis " simbolo non di morte ma di vittoria
e trionfo.
Un toccante mottetto penitenziale del '500 di C: Morales, Peccantem
me quotidie, si rivolge a " Colui che volentier perdona..
"perché non tenga conto del peccar quotidiano.
Non si può non rivolgere, a questo punto, un pensiero
alla giovane violinista Matilde Scarponi che ha accompagnato
l'esecuzione di NATAL NATAL di R. Zandonai dimostrando notevole
perizia nonostante la sua verde età. La sua abilità
ha evidenziato, insieme alle voci dei Cantori, la nordica nostalgia
del Natale.
La seconda parte del concerto è consequenziale alla prima:
il figlio non è mai disgiunto dalla madre e tutti i brani
proposti ripetono le parole con le quali l'Arcangelo cantò
Kayre Maria
Ave Maria.
Le sette " Ave Maria " che i Cantori propongono offrono
un'antologia ricca e palpitante su un tema che da sempre ha
affascinato numerosi artisti attratti da quelle due semplici
parole, senza confini di tempo e di luoghi: da Bousignac a Poulenc
a Bartolucci, dal 600 ai giorni nostri.
La stesso D'Annunzio non resistette a quel fascino e, parafrasando
il saluto dell'angelo, compose i versi che, nella Parisina,
Mascagni musicò.
Tutti esprimono con toni gioiosi la letizia dell'annuncio divino
ad eccezione della composizione di Poulenc che rende l'alta
drammaticità del canto innalzato dalle 17 Carmelitane
di Compiegne ai piedi della ghigliottina e che potrebbe evocare
i sentimenti della Vergine sotto la Croce.
Un repertorio, quindi che sviluppa un unico tema per il quale
il folto pubblico non solo ha mostrato notevole gradimento ma,
di più, ha evidenziato, soprattutto per la seconda parte,
partecipazione emotiva quasi palpabile.
Assisi 13.3.99
Maria Francesca tanda

|
IL
1998 SI CHIUDE: I CANTORI FANNO IL CONSUNTIVO.
|
|
Sembra opportuno, dato l'imminente termine dell'anno, fare
il punto della situazione in relazione all'attività senza
sosta dei Cantori che neanche lo sconvolgimento sismico ha fermato
per lungo tempo.
In altra sede si è parlato diffusamente di questa attività,
delle due tournées, in Gemania la prima e, a pochi mesi
di distanza, in Argentina la seconda e di altre esibizioni che,
sia in Umbria che altrove, hanno accompagnato e sottolineato
iniziative importanti o momenti particolari.
E' tempo, ora, di riferire sugli impegni affrontati tra Novembre
e Dicembre per i quali, nel giudizio sempre alquanto severo
del Direttore P. Evangelista, è sembrato di scorgere
buoni indizi di soddisfazione.
All'inizio di novembre, sentita e doverosa la partecipazione
alla liturgia in suffragio dei defunti in qualche modo legati
al Coro. E' stato questo un momento particolarmente importante
per i Cantori perché ha permesso loro di manifestare
col canto, il ricordo per " i compagni di viaggio "
con i quali avevano condiviso fatiche ed emozioni, per parenti,
amici, soci.
Mentre si preparavano con la consueta lena per l'importante
appuntamento di S. Cecilia i Cantori si sono presentati al pubblico
in altre due occasioni: il 10 Novembre, nella Basilica inferiore
di S. Francesco, per un gruppo di pellegrini della Diocesi di
Milano; il 27, stesso mese, per un convegno di filosofia alla
Pro Civitate Cristiana sempre in Assisi.
Solo alcune parole sulla festa di S. Cecilia perché dell'avvenimento
si è profusamente raccontato altrove. A posteriori è
necessario rendere noto che nei commenti pervenuti al Direttore
la serata è stata definita "albo signanda lapillo"
di latina memoria e che lo stesso, riferendosi alle esecuzioni,
ha aperto la lettera di auguri per i Soci e gli Amici con una
citazione dantesca: "quel sol che pria d'amor mi scaldò
il petto
"
Tutto ciò la dice lunga sulla riuscita della tradizionale
festa.
Dicembre si è aperto con la partecipazione alla liturgia
cantata per la solennità dell'Immacolata in segno di
omaggio ai Padri della Chiesa Nuova per la loro ospitalità
nei confronti della schola e dei Cantori stessi.
L'esecuzione del TOTA PULCHRA del Borroni ha concluso la celebrazione
meritando il plauso dei presenti.
Lo scorso anno il terremoto aveva impedito il consueto appuntamento
a Falconara con i volontari dell'Associazione Croce Gialla.
Quest'anno, il 12 Dicembre, da " volontari a volontari
"i Cantori hanno offerto una scelta di brani delicati e
forti al contempo molto apprezzati dagli ascoltatori sul tema:
I popoli al Presepio.
La mattina successiva con la partecipazione alla S. Messa i
Coristi hanno salutato la città con la reciproca promessa
di futuri incontri.
Di grande rilievo per l'immagine pubblica del Coro, il 16 dicembre
al Teatro del Pavone a Perugia, la presentazione del CD "
Natale in Europa " con l'esecuzione di alcuni brani incisi
sul disco.
La notizia dell'avvenimento è stata diffusa dal TG regionale
e dalla stampa locale. Il quotidiano La Nazione Umbria del 17
dicembre, nella pagina cultura e spettacolo, ha riportato il
servizio di Stefano Ragni che si è espresso con accenti
toccanti.
Da questa pagina Direttore e Cantori ringraziano.
E' giunto il termine del mese e dell'anno: Natale è alle
porte e il Concerto di Natale rimbalza da Assisi ad Olevano
Romano il giorno dopo.
Ad Assisi, in S. Maria sopra Minerva gremita di pubblico, i
Cantori offrono un insieme di brani concertanti con l'organo.
Tra questi IL NATALE DEL SIGNORE per coro femminile, soli ed
organo.
La cantata, musica di Franco Cittadini su versi di A. S. Novaro,
non solo aveva dato al Concerto un titolo di sapore escatologico
ma, nell'esecuzione, commuove fortemente i presenti ed in alcuni
dei non più giovani evoca, forse, l'infanzia lontana.
Cittadina collinare dell'alta valle del Sacco, Olevano Romano
ospita, il 27 u.s., i Cantori che eseguono nella Chiesa di S.
Margherita una corolla di brani a cappella sempre in tema natalizio.
Data la vicinanza geografica con la città di Palestrina,
patria del noto Pier Luigi, in omaggio al grande musicista il
repertorio si arricchisce di due Sue grandi composizioni.
L'esecuzione riscuote entusiastica approvazione.
I Cantori ringraziano i responsabili della Biblioteca Comunale
della città organizzatori della serata per aver loro
data la possibilità di apportare il proprio contributo
all'importante giornata dedicata ai " Diritti dell'Uomo
".
Termina così il '98 ricco di attività intensa
nonostante le ripercussioni del terremoto, con la certezza che
"quel sol
" sorgerà ancora.
Auguri!
Assisi 30 Dicembre 1998
Maria Francesca Tanda
|
|
ASSISI
- I CANTORI E S. CECILIA
Novembre 2002
Consequenziali e contrapposti i temi sui quali i brani
in repertorio hanno ricamato una sottile trina fatta di
armonia: inizio e fine, tristezza e gioia, dolore e speranza.
Questa S. Cecilia è stata, infatti, un inno alla
gioia che sgorga dal cuore attraverso il crivello del
dolore.
La S. Messa, presieduta, come di consueto, da S. E. Mons.
S. Goretti, Vescovo di Assisi, si è aperta con
un solenne Salmo 138 di K. PH. E. Bach, il più
illustre dei figli di Bach, quale atto di fede e di ringraziamento,
mentre il concerto si è chiuso, con Bach padre,
nella dolcezza della Cantata di Maria " Gesù
è la mia gioia" e nel trionfale "In dir
ist freude": inno di gioia per un nuovo inizio. Come
dire : ripartiamo temprati alla forgia della sofferenza,
rigenerati nel dolore.
Di inizio e fine parlano anche l'acclamazione al Vangelo
" Io sono l' Alfa e l' Omega" cantata dal nostro
Padre Maurizio come il salmo, " Il Signore è
il mio pastore" greve di fiducia e speranza, ed il
brano finale. Novità assoluta, quest'ultimo, merita
particolare attenzione.
Del M° I: Bianchi (vivente), "Quando tu ci salvasti"
è un canto accompagnato dall'organo e dialogato
tra Coro e assemblea.
Anch'esso un grido di speranza che invoca l'unione di
tutte le genti, "
tutti fratelli verso un Padre
solo
" evocata attraverso la splendida immagine
di gabbiani dispersi che si uniscono in volo, mentre ricorda
i patimenti del popolo di Dio in terra d'Egitto e la schiavitù
babilonese. Ancora, importante, la delicatezza della "
Missa de Angelis" del M° D. Bartolucci, anch'esso
vivente, che ha accompagnato le parti del proprio. Anche
qui coro ed assemblea si rispondono in un dialogo che
esalta il senso di comunione.
Il breve Concerto, davanti all' altare maggiore della
Basilica Inferiore di S. Francesco, dopo la celebrazione,
ha reso più forti ed incisivi con un taglio particolare,
i temi di tutto il programma .
I brani hanno, per così dire, danzato intorno alla
figura della Santa ricordata nell'antica leggenda che
la vuole "ape industriosa".
Le tre antifone gregoriane di apertura " Cecilia
famula tua", "Valerianus", "Cantantibus
organis", proprie dell'antica liturgia, riassumono
la vita di Cecilia.
Il suo atto di donazione al Signore "..quasi apis
argumentosa
" nella prima; l'irruenza del giovane
sposo Valeriano che, nella camera nuziale, sorprende la
sposa in preghiera con un angelo - fatto che determinerà
la sua conversione- , nel secondo; il martirio, nel terzo,
subito nell'elevazione di un canto mentre suonava l'organo
imperiale.
Ecco, anche qui, la trina di cui si parlava in principio.
Tre brani che come spole su telaio intessono gioia, preghiera
e dolore. Brani che i Cantori hanno proposto con delicatezza
e vigore insieme
" Veni sponsa Christi" costituisce nell'ordito
una trama importante. Del grande Palestrina la composizione
è costruita sull'armonia gregoriana di modo VII,
alto e squillante.
Il testo, breve ed essenziale. Invita la Sposa di Cristo
o ricevere la corona per Lei preparata per l'eternità.
Tre frasi, con toni diversi , che si rincorrono e si ripetono,
passando da una voce all'altra, chiamata e risposta tra
le voci chiare e quelle virili per poi chiudersi, quasi
raccogliersi, nel motivo di apertura.
Leggero ed arioso, sempre in tema di tessitura, il ricamo
che le voci dei soprani disegnano nel vocalizzo che accompagna
la parola Christi.
Anche tutto questo in prima assoluta.
I temi della sofferenza e del dolore tornano nel Salmo
120 "Ad Dominum
" e in "Santa Madre"
armonizzata dal M° Berardi che richiama Il pianto
della Madonna del conterraneo Fra Jacopone.
La formula salmodica del primo accompagna l' incedere
dei pellegrini verso la Città Santa e l'andamento
di musica popolare del secondo rievoca il pianto della
Madre unito alla pietà di chi Le sta intorno.
Prima dell' esplosione di gioia del finale, "Ego
dilecto meo" di Bartolucci che costituisce la II
antifona delle lodi di S. Agnese romana, sigla con le
parole del Cantico dei Cantici il patto di alleanza fra
Dio e l' uomo assimilandolo a un patto nuziale: "..col
suo anello mi ha impegnato
" La musica fa parte
del secondo libro dei mottetti del Maestro e, sul modo
gregoriano, intesse una ricca polifonia a tre voci: voci
femminili che ne hanno esaltato la forza e la dolcezza.
Infine, come già detto, le espressioni di gioia
su musica Bachiana
Tessuto prezioso e fini ricami per i quali Direttori e
Coro sono stati al contempo telaio, spole, trama ed ordito
in un tutto manifestamente gradito ed apprezzato dai presenti
ai quali i Coristi con i loro Direttori P. E. Nicolini
e P. M. Verde danno appuntamento al prossimo anno.
Assisi, novembre 2002
Maria Francesca Tanda
|
|
ASSISI
- Perugia
O
QUANTUS LUCTUS
.
Orfani, i Cantori, piangono il loro
Padre Fondatore e Direttore P. Evangelista Nicolini.
Se n'è andato.
"Sommessamente, con un filo di voce, quasi in ginocchio
"
Faccio mie le Sue parole più e più volte rivolte
ai Coristi che si preparavano ad eseguire 'Ave Verum' di Mozart,
per tentare, ma solo tentare, di figurarmi quel momento.
Col garbo che Lo distingueva ha firmato il Suo addio.
E ci addolora ancora profondamente il ricordo della Sua agonia.
Non quella legata al Suo declino fisico, purtroppo, inevitabile,
ma quella della Sua anima, ben più sentita, più
crudele, più sofferta.
La malattia lo aveva costretto al ricovero in infermeria, ma
questo era stato preceduto da altri periodi più o meno
lunghi di permanenza nella stessa per i motivi più diversi.
Si era così ritrovato, brutalmente, privato del Suo micro-macrocosmo.
Niente pianoforte, niente spartiti, niente coristi, niente prove.
Niente di niente. Il vuoto!
Languiva, guardando le spoglie pareti della Sua stanza, languiva
e si spegneva. A poco servivano le amorevoli presenze dei Suoi
più fedelissimi. Ogni giorno un pezzetto del Suo cuore
si frantumava, ne soffriva atrocemente e moriva ogni giorno
un po' di più.
Ricordo una sera di quest' inverno. Andai a trovarLo. Era in
cappella. Lo attesi, poi discorremmo a lungo nel parlatorio
dell' infermeria. Ad un certo punto citò un brano ma
gli sfuggiva la melodia. La trovammo e cantammo: sottovoce,
insieme.
S' illuminò ed i Suoi occhi si accesero di gioia infantile
come un bimbo che avesse appena ricevuto un giocattolo nuovo.
Ma poi si preoccupò per me. " và, corri,
piove a dirotto
sta attenta e..grazie ". Non mancava
mai di ringraziare a profusione per una qualsiasi, anche piccola,
cortesia. Ora sono io che Ti ringrazio, caro Padre, per tutto
quello che da Te ho ricevuto. Per le lunghe chiacchierate, per
i ricchi e preziosi insegnamenti, per avermi portato a cercare
di sentire più profondamente ciò che canto. Grazie.
Se prepararsi ad abbandonare le cose terrene è importante
per la purificazione dello spirito si può, penso, affermare
che Lui, il distacco, lo abbia pienamente conseguito ed il Suo
spirito sia entrato molto, molto leggero nell' eternità.
E' facile in queste circostanze cadere nei luoghi comuni, usare
parole altisonanti o toni accademici. Di Lui è stato
scritto tanto e tanto, in altre sedi. E' stato elogiato nei
modi più diversi: è stata lodata la Sua opera
instancabile di musicista, direttore, docente; è stata
apprezzata la Sua umiltà: " non sono un musicista
vestito da frate ma sono un frate che loda Dio con l'arte della
musica " - ripeteva.
Ma qui ed ora, vorrei parlare dell'uomo, del " frate "
- così veniva indicato in modo familiare dai Coristi
- nella Sua quotidianità, nel Suo rapporto costante e
continuo con il Suo Coro, perché sono questi i momenti
che rimangono nella memoria di noi tutti: incancellabili, perché
i ricordi fanno parte di noi, per sempre.
La cosa che di Lui maggiormente colpiva era il suo essere gioioso
e, quasi, fanciullesco. Sì, emergeva sempre in lui il
"ragazzaccio" che si vantava ancora, doppiata la boa
degli ottanta, delle sue birbonate.
Nasce come Alessandro, nel gennaio del 1920, a S. Angelo di
Celle, piccolo borgo agricolo del comune di Deruta (PG) e, ancora
bambino, entra in convento per studiare: - che se si porta bene,
po' darsi te l' tengono - era il commento che il Parroco di
allora rivolgeva alla madre in ansia del piccolo Alessandro.
Ed era Lui, l'ormai vecchio P. Evangelista, a raccontare l'aneddoto,
sorridendo di tenerezza al pensiero della trepidazione materna.
Accanto al paesino scorre il Tevere. Quando, sempre Lui, era
bambino, il traghettatore offriva i suoi servigi alle persone
che avevano necessità di attraversare il fiume. Alessandro
era solito aiutarlo. Ma la cosa diveniva molto divertente quando,
nell'accostarsi dell'imbarcazione alla riva, Lui, il Nostro,
dando un forte strattone alla corda per l'attracco e ,sicuramente,
nascondendo la risata, guardava i malcapitati che, perduto l'equilibrio,
vivevano un momento di paura e forse di pericolo.
Lo immagino a piedi nudi e calzoni corti ridere contento delle
sue malefatte
Ma non è solo la mia immaginazione,
era Lui che, nel raccontare, suggeriva queste immagini. Perché
ancora rideva, e rideva di gusto, con gli occhi che brillavano
e
questo accadeva ogni volta che il Coro cantava ' O passator
' .
Sì, perché ogni brano suscitava in Lui ondate
di pensieri, di ricordi che Lo hanno segnato ed accompagnato
in tutta la Sua esistenza. Ma le Sue birbonate, anche se mitigate
dall'età, continuavano. Non gli dispiaceva, appena poteva,
pestare qualche piede nudo protetto solo da un sandalo, tirare
i capelli alle Sue Coriste, e, così per gioco, torcere
qualche dito.. Ma il Suo essere birbone riappariva anche durante
le esecuzioni, quando, scontento di qual | |