I CANTORI DI ASSISI AL 97° CONGRESSO NAZIONALE DI TEOSOFIA

Stampa

L’ intervento del Coro dei Cantori di Assisi ha completato l’ultima giornata del 97° Congresso Internazionale di Teosofia che ha svolto i suoi lavori in Assisi presso la Pro Civitate Christiana.

Il tema del  Congresso, “Teosofia e Meditazione”,  suggeriva  un percorso, ricco e impegnativo al contempo, che invitava alla fratellanza universale nella ricerca della Verità come vincolo di unione per tutti e di comunione con tutti. Ricerca per la quale è indiscutibile fondamento il principio che ogni religione, ogni filosofia, ogni scienza tragga dalla Sapienza Divina quanto possiede di bellezza e di verità. Lo scopo primario dell’Associazione è, dunque, la ricerca e lo studio della Verità, ovunque essa si trovi, e il suo motto: “Non vi è religione superiore alla Verità”.

Su tutto questo si è sintonizzato il programma del concerto eseguito dai Cantori di Assisi diretti dal M° P. Antonio Giannoni ofm.

Come in una raffigurazione policroma dalle tinte ora forti e decise, ora tenui e soffuse i brani eseguiti hanno tratteggiato  gli aspetti della Potenza e della Sapienza Divina, della Bellezza e della ricerca della Verità.

In apertura, “I cieli immensi narrano” dal Salmo XVIII di Benedetto Marcello hanno ricordato che è lo stesso firmamento a parlare della Potenza Divina resa manifesta nella Creazione dell’ Universo. Le quattro voci hanno, così, creato nei presenti un’aspettativa che non ha tardato a concretizzarsi nei brani seguenti: un excursus che ha portato a considerare e meditare sui temi già annunciati tanto dal tema del Congresso che dalla presentazione del concerto stesso. Con Italo Bianchi nel canto “Quando tu ci salvasti”, si è potuto riflettere ancora sulla Potenza Divina: il popolo di Israele, salvato dalla schiavitù in Egitto per mano di Dio, è  similitudine della salvezza dell’umanità intera operata dal Cristo. Il crescendo delle voci sulle parole “Gerusalemme noi ti rivedremo…” è quella “tinta forte” che ha fatto emergere non solo la speranza ma la certezza dell’azione salvifica pur nella consapevolezza dell’asprezza del cammino.  Il Cantico delle Creature del M° P. Domenico Stella è un’altra “tinta forte” che  con le parole di S. Francesco, “laudato si mi Signore”, riconduce nuovamente il pensiero alla Creazione. Con reiterati ed estatici slanci, Francesco, innamorato del creato, ne loda l’ Autore poiché tutto da Lui proviene: le chiare e preziose stelle, la luce del sole, il calore del fuoco, l’umile acqua, i frutti della terra e pure Sorella Morte che non “farà male” se coglierà il credente nella “Sua voluntate”, sottomesso, cioè, alla volontà divina.  Per i Cantori di Assisi il Cantico è la sigla del  Coro, quasi la propria divisa. Durante l’esecuzione era possibile percepire quanto il brano venisse interpretato con un sentire molto profondo e commossa partecipazione: non solo melodia e versi ma preghiera.

A seguire alcune “tinte delicate” per innalzare lodi al Signore, per invocare “un’acqua che disseta”, con chiaro riferimento alla ricerca della Verità, per benedire il giorno in cui l’anima si sente “consumare” dall’Amore Divino entrato in lei. E così, “Anima mia loda il signore” di Terenzio Zardini, “Anime affaticate”, lauda filippina di Francesco Soto de Lange e “Benedetto sia lo giorno”, lauda di  Giovanni Animuccia, porte dal Coro del Cantori con particolare sensibilità interpretativa, loro segno distintivo da sempre, hanno rapito l’uditorio che, in assoluto raccoglimento, ha mostrato di assaporare la sequenza con palese intensità.

Si è chiusa, a questo punto, la prima parte del Concerto che già fin dalle prime battute aveva catturato gli ascoltatori.

La seconda parte, in un’alternanza di sfumature, è una successione di brani in omaggio ai due grandi Santi della città Serafica, Francesco e Chiara, interrotta soltanto dall’ Inno “Jesu rex admirabilis, straordinaria composizione di G. Pierluigi da Palestrina. Anch’esso ha richiamato la fonte di ogni scienza: il Cristo che visita i cuori vi porta la Luce, metafora della Sapienza Divina. L’esecuzione, arricchita da alcune strofe dell’Inno Gregoriano in cui le voci femminili si sono alternate a quelle maschili, ha conferito al tutto maggiore incisività e vivezza.

I temi del Convegno sono stati, così e ancora, continuamente ricordati e sottolineati dal programma musicale  dei Cantori di Assisi.

Il concerto prosegue e il Coro, in “Franciscus pauper et humilis” antifona dei vespri S. P. N. Francisci di S. E. M° Domenico Bartolucci, evoca  Francesco che, povero ed umile, entra ricco nel cielo accolto da un tripudio di angeli festanti e dalla Trinità che invita: “mane nobiscum in æternum”. Di certo brividi di gioia interiore e di soddisfatta emozione hanno percorso l’uditorio. Docili al gesto del Direttore, i Cantori abilmente “dipingono” la scena:  le voci scure,  un mormorio  in lontananza e quasi fuori campo, invitano Francesco ad entrare nei Cieli seguite dalle voci chiare che, esultanti, sembra ne annuncino  l’ingresso. Gioiosi e lievi i Cantori nella parte che tratteggia la festosità angelica, assolutamente  solenni nel proferire le parole della Trinità.

Parla ancora di Francesco “O Sanctissima Anima”, antifona per i medesimi Vespri e anch’essa del M° Barolucci. E’ l’istante del Transito del poverello di Assisi: “O Sanctissima Anima in cuius transitu cæli cives occurrunt “ e la voce del Coro si fa stupore e devota contemplazione.

E’ il momento di Chiara: l’antifona “Vade Secura” di Licinio Refice, dal Transitus S. Claræ Virginis, ne racconta gli ultimi palpiti. Giunta al termine del  cammino terreno, Chiara esorta la propria anima affinché si accinga, senza esitazioni, al viaggio che la ricondurrà a Colui che l’ha creata e l’ha amata con uguale e tenerissimo amore di madre.“Velut mater filium tenero amore dilexit” cantano con dolcezza i soprani cui fanno eco, affermative e vigorose, le altre voci: ”Tu Domine benedictus sis”, per concludere insieme, con ripetizioni e vocalizzi dall’intento rafforzativo, sul “ qui me creasti”.

E’ sempre per Chiara l’ultimo brano prima della conclusione. La voce limpida ed espressiva del soprano solista la invoca come “Madonna di Claritate”, “Sposa di Cristo” e “Fiore di S. Francesco” in un’aria dal “Paese di Ath” di Marco Enrico Bossi. Ad ogni invocazione il Coro risponde, quasi un’eco, creando un insieme delicato ed etereo.

Riemergono ora, al termine, le “tinte forti” a racchiudere il tutto come in una sontuosa ed aurea cornice. Potente risuona il “Gloria a Dio” di J. S. Bach. All’organo il M° Angelo Silvio Rosati che da molti anni ormai e con indiscutibile perizia accompagna i Cantori.

Congresso e Concerto hanno unito i loro percorsi e per i Cantori di Assisi l’inno di lode a Dio Creatore, fonte di Verità e Sapienza, è un atto dovuto.

Il pubblico, in piedi, non accenna ad interrompere il prolungato e scrosciante applauso.

Assisi  giugno 2011

Maria Francesca Tanda